Sul tema della sicurezza sul lavoro sento la responsabilità morale e civile di intervenire con la massima attenzione. I dati più recenti dell’INAIL chiariscono quanto la sicurezza sul lavoro rimanga una delle emergenze più gravi nel nostro Paese:
Morti sul lavoro: numeri che parlano
- Nei primi quattro mesi del 2025, l’INAIL ha registrato 286 denunce di morti sul lavoro, di cui 207 sul luogo di lavoro e 79 “in itinere”, ossia durante il tragitto tra casa e lavoro. ANSA.it
- Nel 2024, i decessi denunciati all’istituto sono stati 1.077, ovvero 48 in più rispetto al 2023, con un aumento sia negli incidenti in azienda sia in itinere.
- Nel 2024, le morti in occasione di lavoro (non in itinere) sono state 797, mentre quelle in itinere sono 280, per un totale superiore a 1.000 vittime in un anno.
- Secondo statistiche recenti, il tasso di mortalità sul lavoro in Italia è pari a 4,8 morti ogni 100 mila occupati, un dato che richiama la necessità di politiche di prevenzione più forti e costanti.
Questi numeri sono più di statistiche: sono vite. Famiglie spezzate, comunità che soffrono.
Lavoro e memoria: Daniele Cucchiaro e Octav Stroici, due vite spezzate
Nel riflettere sul tema delle morti sul lavoro, non posso dimenticare due nostri concittadini, le cui storie rappresentano purtroppo il volto più drammatico della piaga che combattiamo ogni giorno.
Daniele Cucchiaro, 47 anni, lavorava come operaio per la “Romana Car Allestimenti” e viveva a Monterotondo. Il 9 settembre 2025 ha perso la vita in un incidente: secondo le ricostruzioni, stava caricando un muletto su un camion sul Tevere, dopo lo smontaggio di alcuni stand dell’Estate Romana, quando il mezzo si è ribaltato. Daniele è morto sul colpo, sotto gli occhi di turisti presenti sull’altra sponda del fiume. La sua scomparsa ha suscitato profondo dolore nella comunità di Monterotondo.
Un altro dolore ha colpito la nostra città con la tragedia di Octav Stroici, operaio edile di 66 anni, residente a Monterotondo. L’11 ore di agonia sotto le macerie della Torre dei Conti a Roma: durante lavori di restauro, una parte della torre è crollata e Octav, intrappolato, è stato estratto vivo dai vigili del fuoco alle 22:36. Trasportato d’urgenza al Policlinico Umberto I, è deceduto poco dopo la mezzanotte per un arresto cardiaco. La sua storia è anche simbolo di sacrificio: originario di Suceava (Romania), viveva da anni a Monterotondo con la sua famiglia.
Quando penso a Daniele e Octav, non li vedo come numeri. Vedo volti, famiglie, momenti di vita quotidiana. Sono due esempi concreti che spiegano perché come amministrazione locale non possiamo accontentarci di promesse su carta: dobbiamo agire, perché il lavoro torni davvero a essere un luogo di dignità, non di rischio.
La sicurezza sul lavoro non è solo una questione normativa: è una pietra su cui costruire il futuro della comunità. Non possiamo permettere che le vittime del lavoro diventino statistiche, né dimenticare chi ha dato tutto per il proprio mestiere.
Lavoro e sicurezza: diritti da tutelare
Molti decessi avvengono in settori particolarmente esposti: costruzioni, trasporto, logistica. Ma una parte significativa degli incidenti mortali è “in itinere”: durante il tragitto casa-lavoro. Questo significa che la prevenzione non riguarda solo il luogo di lavoro, ma anche la mobilità, i sistemi di trasporto e il tempo speso nel tragitto.
Voglio ribadire con forza: il lavoro deve essere sicuro, dignitoso e tutelato. Non è solo un diritto, ma una condizione essenziale per costruire comunità sostenibili e giuste.

Per questo motivo, a Monterotondo abbiamo deciso di dare concretezza a queste parole con un’iniziativa ben precisa. Sabato 29 novembre, presso la Piazza dei Caduti sul Lavoro a Monterotondo Scalo, inaugureremo la panchina bianca, simbolo di memoria per tutte le vittime del lavoro, in particolare per Daniele e Octav. A seguire, si terrà l’assemblea pubblica “L’impegno della comunità cittadina per un lavoro sicuro”, con la partecipazione di amministratori, sindacati, associazioni, rappresentanze scolastiche, ANMIL, CAIMO e ANPI.
Ricordare e onorare: È un gesto di memoria, un modo per dire che non dimentichiamo chi ha perso la vita lavorando.
Sensibilizzare la comunità: L’assemblea è un momento di confronto, di ascolto e di impegno collettivo.
Costruire futuro: Non basta piangere. Dobbiamo agire, promuovere la cultura della sicurezza, sostenere politiche di prevenzione e coraggio legislativo.
Le cause dietro i numeri
Chiudo questa riflessione con una convinzione che negli anni, come Sindaco e come amministratore pubblico, si è trasformata in una vera e propria responsabilità morale: la sicurezza sul lavoro non può essere trattata come un tema tecnico, ma come una priorità nazionale, un dovere civile, un patto di umanità.
Ogni volta che un lavoratore muore, non perdiamo “un numero”, ma una persona: una storia, una famiglia, un futuro possibile. Nel volto di Daniele, di Octav e di tutte le vittime del lavoro c’è l’immagine più dolorosa delle fragilità del nostro sistema. E non possiamo accettare che sia la normalità.
Serve un impegno collettivo più forte: da parte dello Stato, che deve investire di più in controlli, formazione e prevenzione; da parte delle imprese, che devono considerare la sicurezza non un costo ma un valore; da parte delle comunità locali, che devono continuare ad alzare la voce e pretendere tutela e dignità.
La sicurezza sul lavoro è il vero termometro della civiltà di un Paese.
Ed è anche la misura della nostra capacità di proteggere chi ogni giorno costruisce, materialmente e simbolicamente, il futuro dell’Italia.
Continuerò a portare avanti questo impegno a Monterotondo. Come amministratore e come cittadino continuerò a sostenerlo ovunque sia necessario. Come Paese dobbiamo avere il coraggio di trasformare il dolore in responsabilità, e la responsabilità in azione.
Perché nessun lavoro deve costare la vita. E nessuna vita deve essere dimenticata.

